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Archivio Ottobre 2005

Sulla Spagnola censura e disinformazione, ma anche accuse di allarmismo

31 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Se già dal 22 agosto il Ministero dell’Interno aveva negato, in un telegramma inviato ai prefetti “ogni giustificazione allarmi dovuti a fantasie esaltate”, col passare delle settimane si moltiplicarono le esortazioni alle autorità locali a fare in modo che tra le popolazioni non si diffondessero allarme e paura. Anche i giornali si uniformarono a questi “inviti”, cercando di allontanare il sospetto che si volesse nascondere la vera natura del male e impegnandosi a dissipare i timori che cominciavano a diffondersi tra la gente, impressionata dal numero crescente dei morti. Ecco alcuni esempi: ?la malattia [?] ha in genere un decorso benigno [?] non è però punto giustificato l?allarme che in qualche persona si è manifestato relativamente a tale malattia? (la Gazzetta del Popolo, 12 settembre 1918). ?la malattia spagnola, che ha quasi sempre un esito benigno [?] ma le esagerazioni sono tante e poi tante, da far credere che infurii una epidemia di colpi di sole alla testa? (il Giornale della Provincia Milanese, 19 settembre 1918). “le condizioni sanitarie della città che non avrebbero mai dovuto qualificarsi come allarmanti [...] sembrano da oggi sensibilmente migliorate” (il Mattino di Napoli, 4 ottobre 1918)?. Nonostante si potessero prevedere quindi esiti drammatici l?influenza fu circondata da una sorta di congiura del silenzio. A contrastare la diffusione delle notizie intervenne anche e soprattutto la censura militare, oscurando il lutto privato rispetto a quello collettivo legato alle morti «eroiche e sante» in guerra. Nella storia del nostro Paese la Spagnola ebbe comunque un impatto vistoso: mise a dura prova le fragili strutture sanitarie, mise in scacco la medicina ufficiale, segnò la prima grande sconfitta della microbiologia. La stampa la trattò in maniera ambigua, aggiungendo alla censura un florilegio di avvisi pubblicitari e di vignette assai più eloquenti di tante parole per illustrare le incertezze nelle quali brancolava la medicina ufficiale. Una pubblicità su «Il Resto del Carlino» invitava a combattere la «febbre spagnola» con il dentifricio Zarri; il settimanale la Domenica del Corriere ospitava un annuncio che dichiarava che immettendo un poco di «melitolo F.L.» nelle narici si evitava la «febbre spagnola»; il Corriere della Sera pubblicava una perentoria inserzione dal seguente tenore: «Contro la febbre spagnola usate la celebre acqua di colonia Pim». Non è dato sapere quante persone abbiano seguito quegli interessati consigli…

…sono vietati i rintocchi funebri delle campane ed i segni di agonia…

31 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Studiare la storia, non dimenticare il passato: ci può aiutare a capire meglio quello che accade nel presente. Un salto indietro, al principio del XX secolo. E’ il 1918, siamo in piena prima guerra mondiale, una guerra assurdamente e tragicamente crudele, combattuta in modo disperato; improvvisamente il mondo é scosso da una terribile e spietata pandemia: la febbre spagnola. Una terribile e misteriosa malattia, dall’esito fatale: un decorso rapidissimo, spesso letale. Alla fine del 1919 avrà mietuto oltre 100 milioni di vittime. E tutto, tutto questo disastro, stranamente, in tempi rapidissimi, fu dimenticato dalla storia ufficiale e rimosso dalla memoria collettiva: nessun film, nessun racconto, nessuna canzone, niente foto. Un periodo storico dimenticato o volutamente cancellato: come in un diabolico disegno mediatico, degno di un racconto di Orwell. Nei piccoli paesi, immersi nella miseria e segnati dalle privazioni della guerra, come era Borgotaro, in provincia di Parma, fu una vera strage. Sofferenze si aggiunsero ad altre sofferenze. Il tremendo ricordo, diversamente rispetto alla cultura sociale dei grandi centri, fu tramandato verbalmente dalle persone e dalle diverse generazioni; e così la memoria non é andata irrimediabilmente perduta: ed é così che Giacomo Bernardi, oltre dieci anni fa, si mise all’opera, raccogliendo migliaia di documenti e, in una lotta contro il tempo e la vecchiaia dei testimoni, una mole impressionante di testimonianze dirette. Ogni famiglia del Borgo ebbe un lutto, ogni frazione fu funestata dal tormento e dall’ansia del contagio. Giacomo, come sempre, si é dimostrato prezioso: acuto, attento osservatore anche delle più piccole sfumature, preciso e totalmente accurato nella ricerca delle fonti e dei documenti. Il suo libro è sorprendente per lo stile e per la semplicità di lettura: sembra un racconto a puntate; documenti storici, immersi nell’intreccio delle tante storie vere, di molte famiglie borgotaresi, colpite dalla malattia. Ti prende: non ti stacchi finché non hai letto anche l’ultima riga.

Vittime (poco) illustri della Spagnola nel 1918: Fred "Ginger" Edwards

30 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Soldato gallese dell’esercito di Sua Maestà Britannica, prestò servizio nel reggimento denominato “South Wales Borderers”, 2° Battaglione, Matricola #25609. I “borderers” erano i soldati delle contee diverse dall’Inghilterra. Durante la Prima Guerra Mondiale, questo reggimento ebbe 7.679 soldati caduti, in operazioni di battaglia soprattuto in Francia e nelle Fiandre. Fred “Ginger” Edwards morì di Influenza all’età di 30 anni il 29 Ottobre 1918, mentre era prigioniero di guerra a Schlits ober Hessen, Germania, e fu sepolto nel cimitero di Niederwzwehren. Sul retro della foto era scritto: “Fred (Ginger) Edwards S. Wales Borderers Died of Influenza Schlitz-Ober-Hessen October 1918″. Nella foto Fred tiene una sigaretta nella mano sinistra.

Vittime illustri della Spagnola nel 1918: Edmond Rostand

28 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Edmond Rostand (1868-1918)
Figlio dell’economista Eugène Rostand, Edmond Rostand fece studi di diritto prima di consacrarsi alla scrittura. I suoi lavori in versi “La pricipessa lontana” e la “Samaritana”, scritti per Sarah Bernardt hanno consociuto un discreto succeso. Raggiunse però la meritata fama con il “Cyrano de Bergerac”, ispirato alle vicende ed agli scritti di Cyrano Savinien de Bergerac, autore drammatico e scrittore satirico francese della metà del Seicento, reinterpretando questa figura secondo i canoni di una sensibilità moderna e trasformandolo in un eroe geniale e temerario. Per l’eccezionale trionfo di pubblico e critica, riportato tra i 1897 e il 1900, Rostand viene insignito dell’onorificenza di ufficiale della Legion d’onore e eletto all’Acadèmie Francaise (1901). Aveva già conosciuto Jules Renard e la già celebre Sarah Bernhard, cui sarà sempre legato da un rapporto di amicizia e stima. Fu la sua opera più bella e più popolare: Cyrano assurse a campione incontrastato della letteratura romantica, magari troppo sdolcinata per alcuni critici. E se questo è in parte vero, bisogna però riconoscere che Rostand seppe battere bene sul tasto della lealtà e correttezza di Cyrano, a smentita del diffuso detto: “In amore ed in guerra, tutto è permesso”. E’, infatti, molto consolatorio per il lettore immaginare che, al posto di Cyrano, egli stesso si sarebbe comportato così nobilmente…anche se questo è molto improbabile. Edmond Rostand morì nel 1918 di influenza Spagnola. Il suo funerale si celebrò lo stesso giorno di quello di Apollinaire.

Vittime illustri della Spagnola nel 1918: Harold Lockwood

28 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Harold Lockwood (1887-1918)
Nato nel New Jersey nel 1887, sin da bambino nutriva passione per i cavalli e lo sport, nonchè per il teatro, passione che sviluppò dopo il trasferimento a Manhattan. Lì cominciò la carriera teatrale interpretando ruoli secondari, ma il padre lo distolse obbligandolo a frequentare studi tecnici, finchè Harold lo convinse a lasciargli intraprendere la carriera artistica. Si sposò molto presto con Alma e nel 1908 nacque suo figlio William. Nel 1911 sfondò, cominciando ad interpretando ruoli da protagonista nel cinema muto. Nel 1914 affiancò Mary Pickford come protagonsita nei film “Hearts Adrift”, “Tess of the Storm Country” e”Such a Little Queen”. Nel 1915 cominciò ad affiancare May Allison, con cui girò vari film:”David Harum”, seguito da “The House of a Thousand Scandals”, “The Gamble” e “The Man in the Sombrero”, tutti nel 1915. In tutto Loockwood e la Allison girarono 22 film fra il 1915 ed il 1917. In seguito fece coppia con varie altre attrici, fra cui Carmel Myers, Ann Little, Vera Sisson, Pauline Curley, Martha Mansfield, Rubye de Remer e Bessie Eyton. Nel 1918 cominciò a lavorare anche al giornale Morning Telegraph, dove si suppone sia entrato in contatto con persone portatrici dell’influenza Spagnola. Nei primi giorni di ottobre, aveva appena cominciato a lavorare in un film di spionaggio intitolato “La Colomba gialla”, quando si ammalò. Morì il 19 ottobre 1918 all’età di 30 anni, per compolicazioni polmonari. Delle varie decine di film che girò, solo una manciata ne sopravvivono, e nessuno è stato convertito in Video o Dvd. Questo ci fa capire come una “star” che rivaleggiò in popolarità con Mary Pickford e Douglas Fairbanks sia stato praticamente dimenticato. [Nella foto, Harold Lockwood con May Allison]

"Congiura del silenzio" sulla Spagnola in Italia ?

28 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Per consolarci dell’influenza verdigera che imperversa sempre più, si vuole che fra le cagioni che determinano il mollamento tedesco ci sia il grippe, che avrebbe messo a letto 300 mila soldati, e i casi in Germania si conterebbero (pigliala per quel che vale) a 12 milioni“. Così scriveva Filippo Turati ad Anna Kulishoff, come compare sul libro del carteggio fra i due, e come riportato da Eugenia Tognotti in: La Spagnola in Italia, storia dell’influenza che fece temere la fine del mondo (1918-19). Nonsostante sia oramai chiaro come la Spagnola abbia giocato un ruolo non secondario nel condizionare l’andamento delle operazioni belliche, viene praticamente dimenticata nella sterminata letteratura sulla grande guerra, costituita quindi sempre più da opere di retorica e fondamentalmente non scevre dalla tendenza alla disinformazione. Scrive Eugenia Tognotti in : “La “congiura del silenzio” sulla terribile pandemia influenzale nota come “Spagnola” – che tra il 1918 e il 1919 contagiò un miliardo di uomini, uccidendone venti milioni (tra 50 e 100 milioni secondo altri autori, ndr) – non riguarda solo gli storici della Prima Guerra Mondiale. Ma non è stata rimossa della memoria collettiva…”

Vittime illustri della Spagnola nel 1918: Guillaume Apollinaire

26 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Guillaume Apollinaire, nato a Roma il 26 agosto 1880, morto a Parigi il 9 novembre 1918.
Figlio di padre ignoto (probabilmente l’ufficiale italiano Francesco Flugi d’Aspermont) e di una nobile polacca, della famiglia de Kostrowitzky, portò dapprima il nome della madre. Insieme con lei, donna assai spregiudicata e maniaca del giuoco d’azzardo, abbandonò ben presto l’Italia, e dopo brevi permanenze in diversi luoghi, si trasferì a Parigi. Precocemente sensibile, intristíto dalle misere condizioni economiche e dagli squilibri di un’educazione senza regola, cercò giovanissimo di mettere a profitto le molte esperienze culturali impiegandosi come precettore in ricche famiglie e facendo con queste lunghi viaggi nel centro Europa durante i quali cominciò a comporre versi.
A ventidue anni, precettore in una famiglia tedesca, cominciò a mandare dalla Renania alla Revue Bianche alcune novelle e poesie che lo segnalarono all’attenzione di Alfred Jarry e di Félix Fénéon. A partire dall’autunno 1902, si stabili a Parigi, procurandosi il pane dapprima con un piccolo impiego in banca, poi col giornalismo e con le pubblicazioni. Nel 1903 e nel 1904 pubblicò una modesta rivista, Le festin d’Ésope, alla quale assicurò le primizie d’un lungo racconto in prosa: L’enchanteur pourrissant, che risentiva ancora l’influenza del simbolismo.
Intanto si era legato di amicizia con giovani come lui destinati alla fama. Con questi – tra cui Audré Salmon, Max Jacob e Picasso – scoprì la propria vocazione di artista irrequieto, non ostile alla tradizione, ma perennemente alla ricerca di forme nuove che lo aiutassero a esprimere un languido ma potentissimo giro di sentimenti. Nel 1910 raccolse i suoi racconti in un volume intitolato L’Hérésiarque et Compagnie il quale gli valse l’incoraggiamento di Élémir Bourges e ottenne persino qualche voto nella selezione del premio Goncourt di quell’anno. Ma la gloria più duratura è certamente legata ai due volumi di poesia intitolati Alcools e Calligrammi. Nel primo aveva riunito il meglio di quindici anni di produzione poetica. Gli amori respinti, la fuga del tempo, l’incertezza del domani sono gli eterni temi più di frequente sviluppati con un’arte indefinibile che, a un tempo, li ringiovanisce e li fa più commoventi. Nel 1910 Apollinaire riordina e accresce le sue raccolte di versi (i moltissimi inediti hanno continuato e continuano tuttora a uscire postumi); sfoga una bizzarra inclinazione alla letteratura libertina rovistando con minuzia di erudito nell’”inferno” della Biblioteca Nazionale parigina; presentato da Léautaud, lavora al Mercure de France; e collabora, divenendo il più importante personaggio di Montmartre, ai movimenti artistici più avanzati, mostrandosi sensibilissimo critico col libro I pittori cubisti. Versa il suo spirito in un romanzo rabelesiano (Il poeta assassinato), in una specie di farsa surrealista (Les mamelles de Tirésias, 1917). Poeta tra i più autentici del primo Novecento; creatura attivissima, e insieme dolcemente ombrosa, capace di deporre le facili violenze per seguire con penoso abbandono una repentina immagine d’amore. Nel ’14, appena scoppiata la guerra, parte volontario: il suo cosmopolitismo intellettuale si riduce nei limiti appassionati di una natura franco-italiana; e di tale ispirazione é una lirica che fa pubblicare su La voce di Firenze il 15 novembre 1915: A l’Italie.
Nel ’16 é ferito alla testa. La trapanazione del cranio sembra guarirlo, e ricomincia a scrivere; ma il fisico è debolissimo, e non resiste alla epidemia di “febbre spagnola” del 1918. E il destino lo fa morire sotto il nome della terra di nascita: all’ospedale italiano di Parigi.
Riferimenti: Aggiornamenti sull’Influenza Aviaria

Recensione: Flu (Epidemia), 1999-2000, di Gina Kolata.

25 Ottobre 2005 Commenti chiusi


“Se c’era qualcuno che doveva sapere qualcosa circa l’epidemia Spagnola del 1918, quella ero io. Studiavo microbiologia ed ho frequentato anche corsi di virologia. Ma la Spagnola non veniva mai menzionata. Ho anche frequentato corsi di storia, con uno dei miei preferiti riguardante gli avvenimenti salienti del XX° secolo. Ma nonostante la I° Guerra Mondiale occupasse la parte più importante del corso, l’epidemia del 1918 non fu mai discussa. Ho scritto di malattie e medicina durante la mia intera carriera, prima sulla rivista Scienze e poi sul The New York Times, anche occupandomi di influenza. Ma non ho mai prestato la minima attenzione all’epidemia Spagnola. Col senno di poi, mi è quasi incomprensibile il perchè della mia ignoranza.” Così inizia il libro “Flu” (Influenza), di Gina Kolata, pubblicato in Usa nel 1999 e in Italia nel 2000 da Mondadori. “La spagnola fu chiamata influenza, ma non somigliava a nessuna delle influenze che si erano viste sino ad allora, sembrava piuttosto una piaga biblica” scrive Gina Kolata. Nel 1918 l’epidemia fece morire presumibilmente tra i 20 e i 100 milioni di persone. Da dove partì il ceppo virale della spagnola? Il libro ricostruisce questo dramma e cerca di dare delle possibili risposte, anche se il mondo scientifico non è ancora riuscito a darne di definitive. L’Influenza si sviluppò senza che si sappia nemmeno bene da dove e come sia partita (fu chiamata spagnola perché solo i giornali spagnoli ne parlarono diffusamente, dando cifre esatte, non essendo la Spagna in guerra e non subendo dunque la censura militare: ha dedicato un libro a questo argomento Gina Kolata, giornalista del New York Times) e come si diffuse e perchè sparì, altrettanto rapidamente e misteriosamente. E forse è davvero un sospetto odioso e immotivato, ma vien da pensare che qualcuno, oltre che con i gas nervini, giocasse anche con primitive ma micidiali armi batteriologiche. Ha scritto di lei Robin Marantz Henig, autore di: “A Dancing Matrix: How Science Confronts Emergiong Viruses”: “In un libro confezionato con cura, Gina Kolata riporta in vita la più mortale fra le epidemie della storia. Grazie a lei ora si può dire perchè un’altra Pandemia influenzale può essere in grado di colpire ancora, e quasi certamente lo farà.”

Canada: oggi vertice mondiale dei ministri della Sanità per fermare la Pandemia

25 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Per concordare una strategia di difesa oggi ad Ottawa in Canada prosegue un vertice iniziato ieri dei ministri della Salute di tutto il mondo, che hanno già messo in evidenza che la prevenzione della mutazione del virus aviario in un virus umano è ugualmente importante come la ricerca di un nuovo vaccino. Hanno inoltre discusso se superare i brevetti che impediscono la produzione su larga scala dei vaccini già esistenti.

Vittime illustri della Spagnola del 1918: Egon Schiele

25 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Egon Schiele (1890-1918) "Se intendo conoscermi interamente dovrò leggere in me stesso, dovrò sapere ciò che voglio, non soltanto quello che succede in me, bensì fino a che punto sono capace di vedere di che mezzi dispongo, di quali sostanze misteriose, di quanto ciò che conosco, che finora ho riconosciuto in me, sono composto. Mi vedo evaporare ed esalare sempre di più, le vibrazioni della mia luce astrale diventano sempre più rapide,più immediate, più semplici e simili ad un ampia compressione del mondo. Così attingo da me stesso sempre di più, sempre altro, cose che sembrano ancor più infinite, affinché l’amore che costituisce il tutto mi arricchisca e mi conduca verso quel punto da cui istintivamente vengo attratto". Egon Schiele Biografia Egon Schiele nacque nel 1890 a Tulln, in Austria. Figlio di un capostazione delle ferrovie dell’impero austro ungarico, a quindici anni restò orfano del padre che soffriva di disturbi mentali. Nel 1906 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Vienna e nel 1907 conobbe Gustav Klimt che lo stimolò nel miglioramento della tecnica del segno e del contorno e lo introdusse nel Wiener Werkstätte (Vienna Workshop), fondato nel 1903. Schiele, che considerò Klimt suo padre spirituale, si formò anche nell’ambito della pittura di Hodler e sviluppò, ben presto, uno stile del tutto personale. Nel 1909 lasciò l’Accademia di Vienna e fondò, con altri artisti, il Neukunstgruppe. Nel 1912 fu accusato di aver sedotto una minorenne e, in seguito al ritrovamento di "disegni pornografici" nel suo appartamento, fu arrestato e detenuto per tre giorni. La dichiarata convivenza con la modella Wally Neuzil e i suoi dipinti e disegni di ragazze minorenni lo mantennero sempre ai margini dalla società tradizionale austriaca. Nel 1915 sposò Edith Harms e, quattro giorni dopo il matrimonio, fu costretto ad arruolarsi, dopo aver tentato inutilmente di farsi assegnare il compito di artista ufficiale di guerra; inviato a Praga, fu assegnato al controllo dei prigionieri di guerra russi. Tornò a Vienna nel luglio dello stesso anno. Grande rappresentante dell’espressionismo austriaco ed uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, Egon Schiele spinse fino a livelli drammatici l’erotismo moderato di Klimt, tanto che con Schiele, per la prima volta, entrò nella pittura la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri e sfiniti. Vissuto gran parte della sua vita in miseria, nel 1918, sei mesi prima della morte, una grande retrospettiva, organizzata nell’ambito della Secessione Viennese, rivalutò la sua opera e l’originalità e l’incisività del suo segno, consacrandolo al successo. Nell’autunno del 1918 la moglie, in stato di gravidanza, morì di febbre spagnola; tre giorni dopo, il 31 ottobre 1918, contagiato dalla stessa malattia, Egon Schiele si spense, a Vienna, a soli 28 anni. L’opera L’opera artistica del pittore e disegnatore Egon Schiele si muove in senso contrario rispetto alla decadenza estetizzante e alla rappresentazione di una semplice "bella apparenza", che caratterizzarono la cultura e l’arte a Vienna a partire dalla fine del XIX secolo. Nel 1906 Schiele fu ammesso all’Accademia Viennese di Arti Figurative e iniziò a studiare pittura con Griepenkerl. A causa dei crescenti disaccordi e contrasti con il suo professore, che rispetto al giovane e talentuoso Schiele rappresentava una sensibilità artistica molto tradizionale, l’allievo lasciò la classe insieme ad altri compagni di studi e fondò, nel 1909, un’associazione di artisti. Il mentore più importante di Schiele divenne il celebre pittore Gustav Klimt, uno dei fondatori della Secessione. Già nel 1910 Schiele si distaccò totalmente, dal punto di vista artistico, dallo stile floreale piatto e geometrico-ornamentale dei secessionisti e giunse al suo inconfondibile linguaggio espressivo lineare. Al centro dei suoi lavori c’è l’immagine dell’Uomo. Temi iconografici quali la nascita, la giovinezza, la passione e l’erotismo, la malattia e la morte sono spesso trattati nella sua arte con una visione polarizzante. Nelle sue raffigurazioni espressive e corporee, Schiele non vuole mostrare ciò che appare; per lui è importante ciò che si vede, lo "sguardo verso l’interno". Nei numerosi autoritratti, che raffigurano l’artista in svariate pose e atmosfere e persino sotto forma di morto, egli riflette in modo molto pregnante un quadro delle abitudini socioculturali che per i pluralistici Moderni viennesi ha una forza dirompente. La società moderna, per la prima volta in quel tempo, si vede messa a confronto con una crisi d’identità. Di questa immagine della società si erano già occupati Ernst Mach nei "Contributi all’analisi delle sensazioni" (1886) e Sigmund Freud nei suoi scritti sulla psicoanalisi (1900). L’individuo ha paura di perdere il proprio Io e si mette alla ricerca di una nuova totalità. Le cause dell’aspirazione alla ricostruzione dell’identità nella società risiedono nell’industrializzazione del XIX secolo, nelle disparità sociali e, infine, anche nel primo, grosso crack borsistico verificatosi a Vienna nel 1873, che causò una depressione della durata di oltre vent’anni. La successiva catastrofe seguì nel 1914, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Tra il 1910 e il 1915, nell’opera figurativa di Schiele si giunse con la massima efficacia ad una geniale attuazione artistica del fenomeno dell’"Analisi dell’Io". La crisi del soggetto, la sua sofferenza e la sua "identità perduta", tematiche centrali dell’umanità, sono attuali anche ai giorni nostri, in un’epoca di riorientamento globale. L’arte di Egon Schiele e le riflessioni dei Moderni viennesi sull’"Analisi dell’Io" costituiscono quindi un’interfaccia con il presente.