La scure della censura su “Tempi di Aids”, di cui in Italia circolano due versioni

20 Luglio 2007 1 commento

Circolano in Italia due versioni de Le temps du SIDA di Michel Bounan, pubblicato nel 1990 sotto i tipi delle Edizioni Allia di Parigi. La prima è Tempi di AIDS ed è stata pubblicata da Vallecchi a Firenze nel 1991, (ISBN: 8825216157),  l’altra è Il tempo dell’AIDS edita dalla QUATTROCENTOQUINDICI di Torino nel 1993, con la traduzione di Paola Bàlzola e Riccardo d’Este. Occorre rimarcare che la versione di Vallecchi è stata ripudiata dall’autore con una lettera pubblicata come Premessa alla versione Il tempo dell’AIDS della QUATTROCENTOQUINDICI. Riportiamo di seguito stralci della lettera e di un commento dell’editore per evidenziare come la macchina della censura si sia abbattuta anche su questo autore i cui libri, per motivi diversi, hanno scarsa circolazione nel nostro paese.

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La storia emblematica del tennista Arthur Ashe

17 Luglio 2007 2 commenti

Arthur Robert Ashe Jr. (Richmond, 10 luglio 1943 ? 6 febbraio 1993) è stato un tennista statunitense afroamericano, vincitore di 3 tornei del Grande Slam. Ashe iniziò ad attirare l’attenzione degli appassionati di tennis dopo che vinse un premio tennistico nel 1963; nello stesso anno divenne il primo Afroamericano ad essere selezionato per giocare nella squadra statunitense in Coppa Davis. Passò tra i professionisti nel 1969, quando era opinione comune che fosse il miglior giocatore maschile statunitense. Egli vinse il primo Us Open dell’era open e aiutò gli Stati Uniti a vincere nello stesso anno la Coppa Davis. Dato che il tennis pro non stava ricevendo una importanza mediatica commensurabile alla crescente popolarità dello sport in generale, Ashe fu una delle figure chiavi nella fondazione dell’Association of Tennis Professionals (ATP). Nel 1970 Ashe aggiunse al suo palmares un secondo titolo del Grande Slam, l’Australian Open. Nel 1975, dopo alcuni anni di risultati di non altissimo livello, Ashe giocò la migliore stagione della sua carriera, vincendo il torneo più prestigioso del mondo, Wimbledon, sconfiggendo inaspettatamente in finale Jimmy Connors. Ashe giocò per altri anni, ma dopo essere stato colpito da un infarto nel 1979 ed aver subito un’operazione di quadruplo bypass coronarico, si ritirò nel 1980. Nel 1983 Ashe subì un secondo attacco di cuore e fu di nuovo sottoposto ad una opearazione di doppio bypass. La sua vita perciò fu pesantemente condizionata dalle due operazioni subite al cuore. Nel 1988 gli fu diagnosticata in ospedale la toxoplasmosi, una malattia dovuta ad un protozoo che è raramente riscontrata nelle persone. Il germe è endemico in mucche ed animali da compagnia così come in una percentuale che varia fra il 17 ed il 50% degli Statunitensi, ma che sono per lo più asintomatici perchè il protozoo viene normalmente tenuto a bada dal sistema immunitario. Poichè la toxoplasmosi risultava essere una delle malattie della lunga serie di quelle ricomprese nell’AIDS, Ashe fu sottoposto ad analisi del sangue e risultò positivo all’HIV. Nonostante la toxoplasmosi fosse guarita completamente, Ashe fu sentenziato come affetto da AIDS, poichè la toxoplasmosi non fu messa in collegamento con il suo stato di salute minato dai due interventi al cuore ma con l’AIDS. Nonostante ciò Ashe non contagiò nessun membro della propria famiglia con l’HIV in quanto il suo sistema immunitario lo aveva neutralizzato perfettamente. Le sue razioni giornaliere di medicine cominciarono a sembrare una vera e propria farmacia. Continuava a prendere medicine per il cuore, una per abbassare il colesterolo, un’altra per rallentare i battiti cardiaci, e altre tre, compresa la nitroglicerina, per abbassare la pressione sanguigna. Inoltre gli fu prescritto uno spettro di antibiotici, tutti con effetti collaterali, per prevenire la possibilità di infezioni opportunistiche. Ashe prendeva la cleocina per combattere la toxoplasmosi, la nysatina per altre possibili infezioni, e la tossica pentamidina per proteggersi dalla Pneumocystis. Due altri medicinali furono prescritti per proteggerlo da danni al cervello. In quei giorni prendeva perciò circa 30 pillole. Ma appena gli fu diagnosticato l’AIDS, il suo medico lo sottopose anche al trattamento a base di AZT. Cominciò con una dose incredibilmente alta che fu abbassata gradualmente solo durante i successivi 4 anni. “Non voglio pensare a quanto dannoso sia stato per me l’assunzione di un così alto dosaggio”, Ashe ammise in seguito (Days of Grace, 1993). Nel 1992  assunse una tale dimestichezza con la materia che ci mancò poco che riuscisse a salvarsi. Un amico gli organizzò degli incontri con Gary Null un nutrizionista che teneva a New York una trasmissione radio. Null riuscì a far comprendere ad Ashe quanto fosse tossico l’AZT e lo convinse anche della nullità dell’ipotesi HIV=AIDS, tentando disperatamente di fargli cessare il trattamento. Nei successivi dieci mesi Ashe tentò di sottrarsi al controllo medico per cercare una cura alternativa. “Leggeva di tutto; studiava le caratteristiche dei medicinali che assumeva e non smetteva di porre domande”, ricorda Gary Null. In ottobre Ashe, in un articolo sul Washington Post, descrisse quello che stava scoprendo: “C’è molta confusione nei pazienti di AIDS come me, che si trovano a doversi confrontare con una crescente scuola di pensiero che dice che l’HIV non è la sola causa dell’AIDS, e che il trattamento standard con AZT peggiora le cose. Che ci possono essere ragionevolmente dei cofattori non noti ma che la classe medica è troppo rigida per cambiare la direzione delle ricerche e delle sperimentazioni cliniche“. Ma le pressioni psicologiche gli impedirono di cessare l’assunzione dell’AZT. Così come afferma Gary Null: “Voleva farlo, ma diceva – cosa dico ai miei dottori ? -). Nel suo libro del 1993, Days of Grace, Ashe apertamente riconosce il suo interesse per una ipotesi alternativa sull’AIDS: “L’AZT è un regalo dal paradiso per molti disperati ma veleno per altri. Sviluppato come chemioterapico per combattere il cancro, solo in seguito fu usato per combattere l’AIDS. Vari scienziati ritengono che l’AZT, che uccide le cellule senza distinguere fra infette e non infette, è altrettanto dannoso dell’AIDS. Il Dottor Duesberg afferma che l’uso di droghe ricreative, non il sesso, portino all’AIDS. Si sa molto bene come molti uomini gay abbiano usato – e molti di loro continuano ad usare – le droghe come stimolanti durante le attività sessuali. Droghe pisicoattive naturali e sintetiche, egli afferma, (droghe come cocaina, anfetamine, eroina, amilnitriti e butilnitriti chiamati “poppers”) sono i soli nuovi patogeni che si sono affacciati alla ribalta negli anni ’70 e da allora la sola nuova malattia è l’AIDS, ed entrambe sono state trovate nelle medesime categorie di persone”. Ashe inoltre sposò i punti principali contro l’ipotesi HIV ed a favore dell’AIDS dovuto all’assunzione di droghe. Nel 1992 il suo medico gli prescrisse il ddI. Ogni mattina scioglieva la polverina nei cereali, in aggiunta alle pillole di AZT che assmeva durante l’arco della giornata. Così cominciò a deperire velocemente ed a perdere peso. Cominciò ad entrare ed uscire dagli ospedali. Il mese di gennaio dell’anno successivo portò una ulteriore brutta notizia. Era affetto seriamente da polmonite causata dalla Pneumocystis che il suo sistema immunitario debilitato non poteva contrastare. Non si riprese più e morì il 6 febbraio del 1993. Aveva speso buona parte dei suoi ultimi anni nello scrivere le sue memorie, Days of Grace, finendo il manoscritto soltanto una settimana prima della sua morte. Fonti: Days of Grace (Arthur Ashe, 1993) e Il Virus inventato (Peter Duesberg)

AIDS: esiste una sola fede, tutto il resto è Eresia

13 Luglio 2007 2 commenti

Aids, o il trattato della lotta vana contro la verità

12 Luglio 2007 Commenti chiusi

EPIDEMIC HPV

12 Luglio 2007 Commenti chiusi

La Mal Aria, AIDS e società capitalista neomoderna, 1992

5 Luglio 2007 Commenti chiusi


Sono trascorsi 15 anni dalla pubblicazione di questo libro, ed il treno dell’Aids continua la sua corsa "ad alta velocità" verso il baratro… Infatti nel 1992 uscì questo libro visionario e profetico, anticipatore dei tempi, e con una lacerante profondità di analisi sociale e politica: “La Mal’aria – AIDS e società capitalista neomoderna” a cura del gruppo T4/T8 di Milano (edito da Calusca City Lights – Via Conchetta 18 – 20123 Milano). Una vera coltellata al cuore del delirio omicida capitalista in cui, tra l’altro, nel capitolo “L’AIDS come equivalente generale delle pesti neomoderne ed accumulazione forzata di medicina” Riccardo d’Este sosteneva la teoria sovversiva radicale del “Realizzare la salute attraverso l’abolizione della medicina”. Ecco alcuni passi del libro. L’AIDS “nasce” nel 1981, all’alba dell’era reaganiana (Ronald Wilson Reagan è stato presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989) e thatcheriana (Margaret Hilda Thatcher primo ministro inglese dal 1979 al 1990): l’era della reazione e della restaurazione. Il suo avvento va di pari passo con lo sviluppo dell’idea del Nuovo Ordine Mondiale. L’est sta agonizzando, sotto i colpi poderosi del papa polacco (Wojtyla, proclamato papa nel 1978 fu il primo papa non italiano dal 1500, e non fu un caso che fosse polacco, cioè proveniente da un paese dell’est, e con abili attitudini politiche) e dell’imperialismo occidentale. L’Afghanistan a distanza di due anni dall’inizio della guerra si sta già rivelando la Waterloo dell’impero sovietico. Breznev è vecchio e sta per morire. Il numero tre del Cremlino è Mikhail Gorbaciov, dopo Andropov e Chernenko anch’essi vecchi e con vita breve. Gorbaciov sarà eletto segretario del PCUS nel 1985, ma fin dal suo ingresso nel Politburo (1979) inizia a preparare le riforme che saranno conosciute come Perestroika e Glasnost, e che saranno il perno della transizione dell’ex URSS verso il capitalismo di mercato. L’occidente è a conoscenza di tutto ciò, e preme per accelerare i tempi. Dopo anni di protezionismo e guerra fredda il vento dell’ovest riprende a soffiare incontrastato ed impetuoso sul mondo. Si torna a parlare di liberismo e libero mercato. Inizia il trionfo del cosiddetto “Pensiero Unico”. L’epoca delle lotte politiche deve essere sepolta per sempre. Il capitale investe deciso in direzione della terza rivoluzione del genere umano, quella tecnologica. Si va, appunto, verso il concetto del Nuovo Ordine Mondiale: “one world, one truth, one reality” (un solo mondo, una sola verità, una sola realtà). In questo fosco clima postmoderno e neomedievale, riprendono ad aggirarsi minacciosi fantasmi rimossi da decenni di lotte, gli atavici umani timori delle epidemie pestilenziali vengono risvegliati dallo spettro dell’AIDS. Le tendenze sessuofobiche e moralistiche si ridestano.Il “diverso” è un appestato, anzi peggio, un untore. Assistiamo all’uso dell’epidemia come campo di battaglia politica ed alla definitiva consacrazione della scienza medica a strumento di controllo sociale. " Il fatto è, adesso ne sono convinto, che l’AIDS non è affatto una malattia: è un programma di governo." Tom Bethell, ricercatore alla Hoover Institution (dichiarazione dopo la rielezione di Reagan). L’AIDS ha per così dire “accompagnato” il nuovo modello di sviluppo sociale ed i nuovi orientamenti del capitale. Nessuno scienziato ci salverà mai dall’AIDS né dalle altre malattie. Si fa presto a capire che oggi la medicina non ha più nessuna intenzione di difendere la salute della popolazione, perché ciò significherebbe opporsi allo Stato e alle leggi economiche, oltre che al diretto interesse dell’industria farmaceutica.Tutto ciò che questa medicina prova a “curare” si aggrava, e questa accelerazione esige una moltiplicazione di medici, ospedali, industrie farmaceutiche, polizie, compagnie di assicurazione, bilanci nazionali. La scienza medica è figlia e fedele serva del capitale che la alimenta. Essa si occupa più di creare che di curare le malattie, per consentire il controllo sociale capillare e garantire profitto al capitalismo e a sé stessa. L’AIDS è solo l’ennesima forma di oppressione scaraventata sulle nostre spalle.Solo la guerra di classe radicale, sovversiva e rivoluzionaria ci può liberare da tutti i pesi insopportabili che il capitalismo ci scarica addosso da secoli, AIDS compreso. “Nessuna delle cause reali dell’AIDS è oggi combattuta e tanto meno denunciata ufficialmente. Pauperizzazione, carestie, intossicazioni, che sono i co-fattori che hanno concorso alla diffusione dell’AIDS, sono elementi intrinseci a questa società.Lo stesso sistema che produce fame, pessima alimentazione sociale, manipolazione dei bisogni e dei desideri, diffusione di sostanze tossiche, finanzia altresì le ricerche e assolda gli scienziati, nominandoli propri difensori… Questo sistema non può fare a meno di distruggere sistematicamente le difese immunitarie delle genti, drogarle, eliminare i loro microgermi, vaccinarli o amputarli, non può fare a meno di disboscare, sfruttare, impoverire, inaridire, colonizzare.Anche se il virus non mutasse, anche se il modo di propagazione cambiasse, anche se si scoprisse un farmaco efficace, le cause storiche, economiche e politiche dell’AIDS e del sistema delle epidemie in generale permarrebbero.L’epidemia della peste in Europa, è cessata con la rottura del monopolio epistemologico – e più generalmente culturale – della religione cristiana e il superamento delle condizioni materiali ad esso connesse. Ebbene, anche l’AIDS si spegnerà solo insieme alle condizioni che l’hanno provocato e innanzitutto con l’addivenire a se stesso da parte dell’essere vivente, nella sua totalità di essere reattivo. Se l’AIDS è l’epidemia del tempo delle schiavitù modernizzate, è necessario distruggere non tanto il virus ma il sistema sociale che, di fatto, l’ha creato.” da “La Mal’aria – AIDS e società capitalista neomoderna, 1992, edito da Calusca City Lights – Via Conchetta 18 – 20123 Milano

Wangari Maathai, premio Nobel: ?AIDS creato come arma di distruzione di massa

4 Luglio 2007 1 commento


Wangari Maathai è una ecologista Kenyota e la prima donna africana ad aver vinto il Premio Nobel per la Pace, che ha ricevuto per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace. Secondo Wangari Maathai, anche se non specifica cosa sia esattamente l’AIDS, è chiaro che sono state ricomprese nell’AIDS varie malattie comuni che vengono trattate con medicinali retrovirali altamente tossici che hanno lo stesso effetto che uno si aspetta dalle armi di distruzione di massa. La stampa occidentale ha sempre ignorato le opinioni controcorrente di Wangari Maathai sul tema dell’AIDS. Ad eccezione dell’Australia, dove ha avuto spazio sull’Herald Sun con queste dichiarazioni: “Perché tutto questo mistero che circonda l’AIDS ? Quando tu chiedi da dove venga il virus, ottieni solo dinieghi. Questo mi ha reso sospettosa”. In una intervista a Time Magazine disse: “Non ho idea di chi abbia creato l’AIDS, se sia un agente biologico o no. Ma so che cose come queste non vengono dalla luna. Ho sempre pensato sia importante dire la verità alla gente, ma ho paura che ci sia una verità che in troppi vogliono tacere”.
Riferimenti: Leggi l’articolo originale qui:

http://tinyurl.com/3mx85

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Africa e AIDS: una connessione impossibile

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Basta dire Africa e si comprende un enorma continente. In realtà il nord Africa, che tende a sfuggire al controllo del mondo occidentale, risulta stranamente “immune” dall’AIDS. Ma una pandemia è una pandemia: non guarda in faccia a nessuno. In effetti vi sono numeri di sieropositivi “stimati” solo per i paesi sub-sahariani, che varierebbero da 6 a 8 milioni. Interi villaggi sarebbero spariti e i sistemi economici di vaste zone sarebbero stati annientati da vere e proprie ecatombi. Secondo certe dichiarazioni, gli ospedali non ce la farebbero a contenere tutti i malati di Aids.
Ispezioni approfondite mostrano un quadro ben diverso. Da una parte, il tasso di crescita della popolazione Africana è più alto di ogni altro continente, 3% per anno, un dato che spazza via le preseunte devastazioni dovute all’Aids. Dall’inizio della manifestazione dell’Aids, ci sarebbero stati per l’intero continente 345.000 casi fino al dicembre 1994, meno che negli Stati Uniti. Questo equivale, senza tema di sottostime, ad una percentuale di solo lo 0,5% di ammalati di Aids ogni anno rispetto ai sieropositivi totali, rispetto a 10 volte tanto negli Stati Uniti d’America. Il sistema ugandese di controllo dell’Aids, considerato a livello internazionale un modello per tutta l’Africa, riporta percentuali simili. Le cliniche che hanno sotto controllo i sieropositivi all’HIV rilevano normalmente ben pochi casi di AIDS. Il medico ganese Felix Konotey-Ahulu, nel 1987 fece un survey in molte città della zona sub-sahariana per rilevare l’epidemia di AIDS. Alla fine scrisse un graffiante editoriale per la rivista Lancet, molto critico verso il modo in cui i mass-media riportavano la vera situazione: “Se uno giudica l’estensione dell’AIDS in Africa usando una scala arbitraria dal grado I (problema di scarsa rilevanza) al grado V (catastrofe), secondo quello che ho cotuto constatare l’AIDS è un problema di grado II in solo 5 stati (forse 6, visto che lo Zaire non mi ha concesso il visto per entrare). La frase “una stima considerevolmente prudente” è apparsa in molti articoli e trasmissioni in tutto il mondo collegata a numeri impressionanti circa l’estensione dell’AIDS in Africa. Se decine di migliaia stanno morendo di AIDS (e gli africani non bruciano i loro morti), dove sono tutte queste tombe ? (AIDS in Africa, Misinformation and Disinformation, Lancet, 25 luglio 1987: 206-207). Konotey Ahulu fece il punto della situazione visitando gli ospedali dipinti come focolai dell’epidemia di AIDS, ma in realtà trovo pochissimi casi di AIDS. Nonostante ciò, molti dottori Africani hanno fatto la propria parte nel costruire il mito della pandemia di AIDS. La giornalista Celia Farber di Spin ne ha scoperto le ragioni durante un suo viaggio in Africa: “C’è ragione di credere che le statistiche siano state gonfiate perchè l’AIDS genera molto più denaro da parte delle organizzazioni occidentali verso il Terzo Mondo di qualunque altra malattia. Dove c’era AIDS cerano soldi, una clinica nuova di zecca, una Mercedes nuova parcheggiata davanti, laboratori moderni per fare i test, lavori ben pagati, conferenze internazionali. Un medico di caratura Africano ci disse che non dovevamo nutrire molte speranze circa la nostra visita, poichè i dottori non ci avrebbero detto la verità. Infatti, quando si recano dall’Africa alle conferenze in giro per il mondo, guadagnano in un giorno quello che guadagnerebbero in un intero anno nel loro paese. Ad esempio, in Uganda, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità distribuì per l’AIDS 6 Milioni di Dollari nel periodo 1992-93, mentre tutte le altre malattie ricevettero contributi per soli 57.000 Dollari. (Celia Farber, Out of Africa, Parte I, Spin, Marzo 1993, 61-63 e 86-87). La spinta a considerare l’Africa un paese duramente colpito dall’AIDS cominciò a crescere dopo un report della fine degli anni ’80 intitolato Voyage des Krynen en Tanzanie. Scritto dai volotari francesi Philippe e Evelyne Krynen, dipingeva in modo drammatico una situazione di vilaggi devastati, case abbandonate, numeri di orfani in continua crescita, ed una epidemia di AIDS trasmessa sessualmente che minacciava di spopolare la provincia di Kagera nel nord della Tanzania. Come responsabili dell’organizzazione Partage, la più grande organizzazione di volotariato che aiutava i bambini della Tanzania, i Krynen fabbricarono una storia a cui i mass-media non poterono resistere, storia che ancora oggi viene ampiamente citata. Le vivide immagini favorirono l’idera che si ha nel mondo occidentale che l’AIDS sia un problema fuori controllo. Ma dopo solo pochi ulteriori anni di lavoro nella Kagera, i Krinen cambiarono idea. Secondo quello che pensano ora, nessuna epidemia di AIDS ha mai colpito quella regione. La malattia “trasmessa per via sessuale” risparmiava inspiegabilmente le prostitute mentre uccideva i loro clienti; le stesse prostitute lavorarono per molti anni a venire senza denunciare problemi sanitari. Qualunque cosa fosse all’origine dell’AIDS che aveva colpito i loro clienti, non colpiva assolutamente le prostitute. Poi i Krynen scoprirono che oltre la metà dei loro “malati di AIDS” erano negativi al test dell’HIV. Le case vuote si rivelarono seconde case di Tanzaniani che si erano spostati nelle città. Ed il colpo finale venne dagli “orfani” che in effetti erano invece conseguenze della struttura sociale della Tanzania, dove i genitori vanno a lavorare in città affidando i bambini ai nonni. “Non c’è assolutamente l’AIDS” dichiarò in seguito Philippe Krynen. “E’ qualcosa che è stato inventato. Non c’è una base epidemiologica che lo giustifichi; per noi non esiste (N. Hodkinson, ?African Aids Plague, a Myth?, Sunday Times of London, 3 ottobre 1993; N. Hodkinson, ? The Plague that never was?, Sunday Times of London, 3 ottobre 1993).

Riferimenti: Leggi qui l’odissea derio coniugi Kryben

Chi era Rock Hudson ?

3 Luglio 2007 Commenti chiusi


Chi era Rock Hudson ? Un bravo e popolare attore che morì il 2 ottobre 1985 all’età di 59 anni. Il 4 settembre 1985, ricevendo per la prima volta Sara Davidson, incaricata di stendere le sue memorie "stava fumando una sigaretta" (Rock Hudson. His Story. in Italiano: "La mia storia", Longanesi, 1987). All’inizio degli anni ’70 cominciò un periodo nel quale il sesso doveva essere la maggior preoccupazione. Agli amici raccontava che doveva avere rapporti ogni giorno, e che pensava costantemente a quello. Dopo un intervento al cuore subìto nel 1981, in cui gli avevano applicato un by-pass quintuplo, gli era stato detto di smettere di bere e fumare, trovando in Rock una netta e fiera opposizione. Diceva Rock: "Mi piace fumare. Spero proprio che qualcuno scopra che fumare è un’abitudine sana, che il fumo ammazza tutti i germi che uno ha nell’organismo. Mi piace bere…" Il 15 maggio 1984 Rock venne invitato alla Casa Bianca da Ronald Reagan. In una foto scattata col Presidente, si vedeva una piaga rossa sul collo di Rock. Rock pensava i trassasse di un foruncolo, ma ce l’aveva da quasi un anno. La dottoressa Letantia Bussell, una dermatologa di Beverly Hills, prelevò un campione per la biopsia e disgnosticò verbalmente a Rock Hudson: " Lei ha un Sarcoma di Kaposi, Lei è affetto da sindrome da immunodeficenza acquisita. Da Aids". Subito Rock Hudson scrisse una lettera anonima alle ultime persone con cui avava avuto rapporti sessuali, "Salve, poichè abbiamo avuto contatti sessuali durante i quali c’è stato scambio di sperma, trovo più che giusto avvertirti che ho appena contratto l’Aids". Il 27 agosto 1984 Rock Hudson partì per Parigi, dove avrebbe dovuto farsi iniettare ogni giorno dosi di HPA 23, a livello sperimentale. Il medico spiegò che il medicinale non si accumulava nell’organismo, sicchè era necessario farselo iniettare ogni giorno per inibire il "virus". Mark Miller telefonò a Rock per sentire com’era andata la prima giornata di cura: "E’ stato terribile", gli rispose l’attore. "Mi sento da cani. La medicina mi ha lasciato un forte senso di nausea". Il dottor Michael Gottlieb, che nel 1981 aveva individuato tra alcuni maschi omosessuali alcune malattie poi riconosciute come casi di Aids, disse che "era virtualmente impossibile stabilire con certezza dove Rock aveva contratto il male, essendo il vero numero di partner noto soltanto alla persona che ha contratto la malattia", stabilendo implicitamente che Rock Hudson aveva contratto l’Aids attraverso rapporti sessuali non protetti, e non per abuso di alcol e tabacco. Rock Hudson ha continuato a fumare fino all’ultimo giorno. Dice Tom Clark, che aveva vissuto con lui per dieci anni: "Non si può dire che siano state le sigarette a fregarlo, non è forse vero ?" Se l’Aids era la "peste del secolo", altamente contagiosa se non si usava il preservativo, come poteva essersi verificato che nessuno dei partner sessuali con cui Rock Hudson aveva avuto rapporti abbia mai sviluppato la malattia ? Fonti: Peter Duesberg. Inventing the Aids virus. Regnery Ed., 1996 Rock Hudson (in collaborazione con Sara Davidson). La mia storia. Longanesi, 1997

L’influenza Spagnola, epidemia creata in laboratorio ?

1 Luglio 2007 1 commento


Nel 1948 Heinrich Mueller, già capo della Gestapo, disse durante alcuni interrogatori condotti dalla CIA che la pandemia dell’influenza, chiamata “Spagnola” che 1918-1919 che colpì il 20% della popolazione mondiale e che uccise tra i 60 e i 100 milioni di persone. Mueller asseriva che l’influenza era parte di un’arma batteriologica dell’esercito americano che in qualche modo infettò i soldati del Camp Riley KS nel marzo del 1918 e si diffuse in tutto il mondo, dopo che era diventata incontrollabile”. Nella stessa America circa il 28% della popolazione ne soffrì, e ne morirono dalle 500.000 alle 675.000 persone. La caratteristica di questa pandemia fu che uccise perlopiù adulti giovani, con il 99% delle vittime di età inferiore ai 65 anni di cui più della metà tra i 20 e i 40 anni. Ciò che incuriosisce è che normalmente l’influenza è più micidiale tra i bambini di meno di due anni e i vecchi con più di 70″. Vediamo quali erano le “fonti” di Mueller. Ad una conferenza sulla guerra batteriologica indetta dai nazisti nel 1944 a Berlino, il generale Walter Schreiber, Capo dei Medici Militari dell’esercito tedesco, disse a Mueller che nel 1927 aveva passato due mesi in America, consultandosi con i suoi omologhi. Questi gli dissero che il cosiddetto “virus colpo doppio” (Influenza Spagnola) era stato sviluppato ed usato durante la guerra del 1914-18. “Ma ?secondo Mueller ? sfuggì loro di mano ed invece di uccidere i tedeschi che a quel punto si erano già arresi, si ritorse contro essi stessi e quasi tutti gli altri” (Gregory Douglas: Gestapo Chief, the 1948 Interrogation of Heinrich Müller, Vol. 2, p. 106). L’armistizio ebbe poi luogo l’11 agosto 1918. L’interrogante, James Kronthal, capo agente CIA stazionato a Berna, USA, chiese a Mueller di spiegare il termine “colpo doppio”. Disse Mueller: “Non sono dottore, sapete, ma il ?colpo doppio’ riferito ad un virus, o veramente ad un paio di virus, funzionava come un campione di pugilato. Il primo colpo attaccava il sistema immunitario e rendeva la vittima fatalmente suscettibile al secondo colpo, cioè ad una forma di polmonite? [mi disse Schreiber] è stato uno scienziato inglese a svilupparlo? Ora sapete perché queste cose sono pazzesche. Sono virus che possono mutare e cosa era stato previsto per un fine potrebbe cambiare in qualcos’altro di veramente terribile”. Il soggetto dell’influenza spagnola venne fuori nel contesto di un dibattito sul tifo. Il virus del tifo, intenzionalmente introdotto nei campi dei prigionieri di guerra russi, insieme alla fame contribuì ad uccidere 3 milioni di uomini. Il virus si diffuse ad Auschwitz ed altri campi di concentramento con prigionieri russi e polacchi. Nel contesto della guerra fredda Mueller disse: “Se Stalin invadesse l’Europa, una piccola malattia qui e là annienterebbe i suoi, lasciando tutto intatto. Inoltre, una bottiglietta di germi è molto meno costosa di una bomba atomica, non è vero? Pensate, poter tenere in pugno più uomini che mai Stalin riuscirebbe a mettere insieme, e non dover preoccuparsi di sfamarli, vestirli o rifornirli di munizioni. D’altra parte, la minaccia di una guerra? fa meraviglie per l’economia” (G. Douglas, op. cit, p. 108). Dobbiamo credere a Mueller? Gregory Douglas, dopotutto, è lo pseudonimo di suo nipote a cui Mueller ha lasciato le sue carte. In genere una bufala non arriva a migliaia di pagine. L’interrogatorio prende 800 pagine. Le memorie 250 pagine. L’archivio di microfilm sembra coprire addirittura 850.000 pagine.